• India del centro

    India del centro

Essenze, gioielli e tessuti. Frutta, petali e spezie. Profumi si mescolano ai colori, arte antica si fonde nella natura. Acqua benedice campi, uomini e animali. Nella rossa luce del sole affondiamo i piedi nella sabbia biscotto di un’immensa spiaggia a mezzaluna. Aria tiepida si tinge di stelle nella nostra prossima notte indiana. Questo è il paese delle meraviglie.

Programma

Mumbay. L’eccentrica, cosmopolita, caleidoscopica Mumbay. Una stazione dei treni sorprendente, bancarelle di frutta scintillante sistemata ad arte, vetrine di gioielli antichi e preziosi, negozi stracolmi di tappeti, sete e pashmina, eleganti caffetterie e lounge di tendenza, tradizionali mercati traboccanti di tutto dove farsi spazio tra una folla di venditori ed acquirenti, un lungo mare bohemienne dove gli innamorati si danno appuntamento e i bambini rincorrono colorati aquiloni. E poi il territorio proibito di Dharavi, uno dei più grandi slum del mondo, affollato da chi ogni giorno lavora duro per costruirsi una vita migliore.

Ajanta. Dalla penombra si scorgono imponenti colonne cesellate, giganteschi Buddha e soffitti dipinti tanto belli da far soprannominare il sito archeologico di Ajanta “il Louvre dell’antica India”. Gli storici di tutto il mondo lo definiscono il miglior esempio superstite di arte indiana. Queste grotte scolpite, patrimonio dell’umanità, sono state abbandonate per secoli e riscoperte solo nel 1919 e questo ha contribuito a mantenere questi splendidi monumenti in ottimo stato di conservazione.

Ellora. Da una montagna di basalto nero è stata ricavata questa monumentale opera patrimonio dell’Unesco. Per cinque secoli monaci buddhisti, hindu e giainisti hanno pazientemente cesellato 2 km di costone roccioso per ricavarne templi, cappelle e monasteri, straripanti di sculture straordinariamente dettagliate. Il capolavoro numero uno è indiscutibilmente il Kailasa Temple, la più grande scultura monolitica del mondo, lavorata in 150 anni da migliaia di persone. Passeggiare all’interno del monolite scolpito è come ritrovarsi nel ventre della sacralità dravidica.

Panajim. Gli inni sacri che escono dalle porte aperte delle chiese accompagnano il risveglio. Succede a tutti di affacciarsi alle finestre ariose ed incorniciate di bianco della nostra Posada e rimanere disorientati di fronte a questo spicchio di Portogallo coloniale. E’ bello passare una giornata tranquilla passeggiando tra viuzze pittoresche e immacolate su cui si mostrano case rosso veneziano, senape e azzurro oltremare e leggere un libro seduti su fontane lastricate di piastrelle lucide osservando i nastri svolazzanti appesi ai fili o le lampade di carta sotto i portici.

Goa beach. Palolem è una spiaggia vivace a tutte le ore del giorno e coinvolgente a prima vista. Si comincia al mattino presto con i corsi Yoga sulla mezzaluna di sabbia color biscotto. Le bancarelle di abiti indiani, tè, spezie e gioielli, stipate le une sulle altre, invitano ad addentrarsi tra la lussureggiante vegetazione dell’entroterra dove la German Bakery aspetta i golosi che desiderano gustarsi una fetta di torta al cioccolato accompagnata da una fumante tazza di tè. La giornata scorre tranquilla tra una scoperta e l’altra fino al tramonto, quando compaiono improvvisamente i camerieri che allineano i tavolini dei loro locali sulla sabbia, accendono le candele e la spiaggia indossa il suo migliore abito da sera. E poi Agonda, punto di sosta per le carovane che attraversano l’Asia con i mezzi più disparati e qui trovano un momento di meritato riposo: una spiaggia immensa color mattone abitata da una fauna ricca e varia, dove è facile avvicinarsi al Martin Pescatore e scorgere tra le onde le pinne dei delfini.

Hampi. Hampi sembra uscita da un sogno: antichi templi dorati emergono a centinaia in un territorio da favola cosparso ovunque di levigati massi tondeggianti, molti dei quali in equilibrio impossibile. Il tutto nei toni del giallo oro e del rosso. A rendere il paesaggio perfetto, un fiume limpido serpeggia dolcemente tra i templi, i massi, la terra rossa e le risaie smeraldine. Un luogo così non può che attirare artisti dalla spiritualità prorompente dall’oriente e dall’occidente. Il delicato scrosciare del fiume si mescola al suono di un violino portato dal vento che viene da est e a quello dei tamburi del vicino Cafè dove si riuniscono musicisti e artisti di tutto il mondo in cerca di ispirazione. Molte Guesthouses si affacciano sulle risaie scintillanti e gli ospiti si rilassano sui dondoli appesi, lasciando che lo sguardo si perda all’orizzonte e lo spirito si rigeneri.

Mysore. Dopo una dormita da principi, ci immergiamo in uno dei più bei mercati della frutta del mondo, dove ogni venditore crea il suo perfetto quadro monocolore disponendo come opere d’arte manghi, papaya, banane, cocchi, cipolle, cavolfiori, riso, ghirlande di fiori, spezie, coni di gessi colorati. I sacchi di petali di rosa riempiono l’aria di un dolce profumo. Il tutto sotto teli svolazzanti come vele al vento che tingono del loro colore ogni angolo, creando un caleidoscopio che incanta anche l’occhio meno avvezzo all’arte della fotografia. Non si possono perdere le botteghe di essenze, stipate di bottigliette di cristallo piene di preziosi aromi, tra cui la rosa di Mysore e il sandalo estratto purissimo dagli alberi della foresta che circonda la città e poi le sete per cui la città era famosa ancor prima di Marco Polo. Per chi desiderasse immergersi tra la gente in uno degli innumerevoli festeggiamenti, il posto migliore sono i ghat lungo il fiume, dove donne e ragazze si bagnano vestite dei loro sari coloratissimi, le barchette rotonde di bambù girano frenetiche spinte dai barcaioli e i pandit in disparte elargiscono benedizioni ai devoti.